Straniamento

Photo by Cezary Kukowka on Unsplash

Il cielo azzurro.
Le nuvole lontane.
Guardo loro, non loro me.
Non si stancano mai.
Non s’annoiano mai.
Vagano sballottate dal vento.
Come viandanti senza coscienza.
Ne invidio la leggerezza.
Quella dell’essere che mi tormenta.
La bramo e non riesco ad acciuffarla.
Per non essere niente.
E purtroppo vago anch’io e mi ritrovo quaggiù.
Tra gli ombrelloni.
Le sedie a sdraio colorate.
I lettini assiepati in fila come quadrate legioni.
Con su corpi immobili.
Con su corpi che sembrano morti.
Arsi non dal sole che brucia.
Arsi dalla miseria di queste vite tiepide.
Gravide di carogne.
Sapide di omissioni e intrise di menzogne.
I bambini ne prenderanno in consegna le gambe lunghissime.
Per far delle loro vite un inenarrabile scempio.
Nell’ultima spiaggia dell’esistenza.

Il mare.
L’acqua ondeggia.
Mi bagna i piedi.
Una piacevole sensazione.
Aumenta.
Persiste.
L’inquietudine avanza sibillina.
Cresce come la sete nella bocca impastata.
Poi mi puntella la pelle.
Il viso.
La carne.
Mi fa male.
Un’alterazione.
Il piacere si attenua.
Si assopisce.
Si normalizza
Si degrada.
Si fa piatto come il mare.
Come l’amore.
Come il tempo.
Come tutto.
Tutto inizia.
Tutto si evolve.
Tutto ha una fine.
Ne intuisco il principio e l’insensatezza di fondo.
Intuisco e mi maledico.

L’appiccicaticcio dell’afa.
L’appiccicaticcio del sudore.
La puzza del sudore.
La puzza della folla.
Lo sporco ti rimane dentro.
Non sai come togliertelo.
La folla.
Si raccoglie in massa.
Ha sempre ragione.
Non nutre dubbi.
Distrugge col sorriso.
Con il rispetto dovuto.
Parla.
La folla.
Non si stanca mai di parlare.
Non sa che dire.
Provi a non ascoltare.
Non vuoi ascoltare.
Però ascolti e provi a interloquire.
Non sai che dire.
Provi ad abituarti.
Provi a conviverci.
Non ce la fai.
Allora che fare?
Dove andare?
Provi a fuggire.
Provi a cambiare collocamento.
In un mondo in disfacimento.
Speri nell’allucinazione.
Tarda ad arrivare.
Non ti resta che aspettare.
La folla.
Ti raggiunge ovunque tu vada.
Vorresti piangere.
Vorresti vomitare.
L’appiccicaticcio.
Lo sporco.
Aumenta.
Sei strano.
Sei stordito.
Sei folla.

Andrea Costanza