Un killer annoiato

Photo by Craig Whitehead on Unsplash

-Vuoi na biir?
-Ie ghiacciat?
-Mmmh…
-Allor biiivvatil tu.
-Noon la vogh’ ji.
-Quando devi fare il servizio?
-Mo. Staser.
-Staser?
-E sì. U so peeednat. Nu mes e so capiit ‘u personagg.
-E c personaggg ie?
-Vuoi sentire na stò?
-Dì.
-Cus si pigh ogni venerdì la pizza a domicì. Fiss. E in poche parole cus se la pigh a la diavl. Sempre a la diavl. Semp. Ogni venerdì. Fiss fiss fiss. T renn cuunt?
-E qualiè u problem scuus?
-Qualiè u problem?
-Eh.
-Franchì. Parliamoci chiaro.
-Parl.
-Le abitudini uccidono. Non vanno bene, le abitù. Ti connettono con la noia. E la noia ti connette con la morte. M so spiegà?
-Uagliò vatt a fa na cammnat, va.
-Vid che è com dig jji.
-Tu si nu caricacchiachr.
-Ah ah.
-Tu si brav a fa du cos: a sparà e a dic chiacchr.
-E semb na cos fasc! Moooo e ci eeeeee! E caaaang! Pight ‘na principess, ‘na capriccios, ‘na ‘na ‘na baresan, ‘na fungh e salzizz, ma pure ‘na crudaiò, e che cazz., e po sopa tant dììì e semb u venerdì! E cang la dììì! La domè, u sabt, u martedì, e che caaaazz! E po semp la pizz! E caaaaang! Mangt n’alda cos! Non si scocc a mang sempp la pizz?
-Tu fasc sti cazz di ragionament che ogn volt non ti capisco. Cud s vol mangià la pizz c la salzzizz pccant u venerdì. Meh? A te c t n freecc?
-Vid che è com dig jji, Franchì.
-E va beine, iè come dic tu.
-Tu tiin prop la cap di chiumm.
-E ttù si nu filosf sciacquallattug.
-Ah ah ah. Mannegh a Franchin, mannegh. E tua moglie come sta?
-Bene.
-E tua figlia?
-Bene.
-Meh benedeet Iddì. E u bassott?
-Pur.
-Meh e meno mal.
-Chudd è l’importand. La saaalut.
-Bra. A propò, com si chiam u bassott?
-Bassotto.
-Eh. Coom s chiam?
-Bassotto.
-So capit e u nom?
-Bassott.
-U nom! Nonn la razz!
-Baasssottt!
-Scus… u bassot si chiam Bassott?
-Siiinn. Bassotto.
-Bassottt u bassott?
-Siiiiiiiin!
-Maaaaadooona me! C fantasssì! Mooooooo!
-Mia mogl a stat. Mia figlia: “Come lo chiemiemo?”, “come lo chiemiemo?”, “come lo chiemiemo?”. Mia mogl: “Chiamiemolo Bassotto”.
-Sop atanta cazz di noom proppp Bassoott au bassooot! Maaamma mèè! E c cooss iè!
-Cheeed è mia mogl. Cheed fasc l megggh puttanaaaat.
-Mamma me e che noiaaa! Ccccazz d cos propr…!
-Comunque oh … pur tu sta assiduat.
-Jji?
-Eh. Tveeedg beeell pacciocchin pacciocchin.
-Vaattin va, allò non s capit nuud.
-Cià siccisss?
-M soo ruut u cazz, Franchì.
-T siii ruuut u cazz? C signific?
-M sooo rutt u cazz.
-E so caapit ma di c cooos?
-Di tutt.
-Di tutt? C signifc d tutt?
-Franchì. T a dic na cos.
-Dì.
-Dopo chessa fatic, non n vogh chiù sapè. Vado in pensione.
-In penzion? Tu?
-Hai capito bravo.
-M sta pigh alla kigghion ammà?
-No.
-Tu in penzion?
-Eh.
-Ta ritir? Tu? Tu ta ritir?
-Hai capito bravo.
-E chi ti sostituisce a te?
-Trovatevene un altro.
-Vuè n’aument?
-Nouun.
-Quand vuè di chiuu?
-Nuuud.
-E qualiièè u problem?
-Tu so dit, Franchì.
-T si ruuut u cazz?
-N mangozz chiù. L paaalll taaaant sooo!
-E vabbè e lo fai bene, il lavoro tuo.
-Non più come prima. Mi soo ruut u cazz.
-Ah ah ah.
-Rid rid, rid mbacc a chuss.
-Oh statt attiiint, viid che apppen u saap u Squal t romp u pallon. T vol trop ben a te. Tu si u megh.
-Cuuu Squal me la vedgh iij.
-Va beine. Oh chess ièè la pistol. Auuand.
-Famm vdè.
-…
-Moooh ufffff! Semb cheees iè…! Madooon!
-Oh! La 7 e 65. Non ti piàà?
-Moooh e semp la solit pistol iè! E caaaang puuuuur tuuuuu! Senza faaaantasìì prop!
-Oh, m raccomann: a chuud u Squal, u vool prop sottateer.
-Ma s pot sapè pecché u vol accid?
-Tu fatt l cazz tu.
-Va bu.
-Meee mo me nvogh. Famm sappèè.
-Statt buun.
-Cià.

La porta sbatte.
Sbatte come ha sempre sbattuto.
Lui la fissa.
La fissa ancora.
Cerca di guardarla diversamente.
Non ci riesce.
Per l’ennesima volta, la porta quella è e quella rimane.
Anche la sua sedia a dondolo quella è e quella rimane.
La fissa.
La fissa ancora.
Per l’ennesima volta, ci è seduto sopra.
Per l’ennesima volta, la sedia a dondolo dondola e scricchiola.
Lui cerca di guardarla diversamente
Prova a dondolare diversamente.
Non ci riesce.
Si alza.
Prova ad alzarsi diversamente.
Niente.
Per l’ennesima volta, non ci riesce.
Sbuffa.
Prova a sbuffare diversamente.
Per l’ennesima volta, non ci riesce.
Va in bagno.
Lo raggiunge.
Prima di raggiungerlo deve camminare.
Prova a camminare diversamente.
Niente.
Non ci riesce.
Si mette a pisciare.
Prima però esce fuori l’uccello.
Per l’ennesima volta, è sempre lo stesso uccello.
Non se lo ricorda diversamente.
Piscia.
Per l’ennesima volta, la piscia esce.
Esce come ha sempre fatto, la piscia.
Cerca di pisciare diversamente.
Non ci riesce.
Poi se lo rimette dentro, l’uccello.
Se lo rimette come ha sempre fatto dopo aver fatto la piscia.
Per l’ennesima volta.
Poi si lava le mani.
Prova a lavarsele diversamente.
Per l’ennesima volta, non ci riesce.
Ricomincia a camminare.
Non diversamente da come ha camminato prima e da come ha sempre camminato.
Va in cucina.
Apre il frigorifero.
Prova a guardarlo diversamente.
Prova ad aprirlo diversamente.
Per l’ennesima volta, non ci riesce.
Vede quello che c’è.
Per l’ennesima volta, ha fame.
Ci sono sempre le stesse cose, nel frigorifero.
Che cosa scegliere fra quelle cose da mangiare?
Si ricorda che, per l’ennesima volta, sta a dieta.
Si ricorda di non scegliere.
Ricordandosi di non scegliere, cerca di ricordare diversamente da come ha sempre ricordato.
Niente.
Non ci riesce.
Chiude il frigorifero.
Cerca di chiuderlo diversamente.
Per l’ennesima volta, non ci riesce.
Lui sbuffa.
Prova a sbuffare diversamente.
Per l’ennesima volta, dopo l’ennesima volta, non ci riesce.
Prende le scarpe.
Le indossa dopo aver indossato i calzini.
Cerca di indossare i calzini e le scarpe.
Diversamente.
Per l’ennesima volta, non ci riesce.
I pantaloni.
Li ha addosso.
Se non li avesse avuti addosso, avrebbe dovuto indossarli nella medesima maniera di come li ha sempre indossati.
Indossa la sua giacca nera.
Prende la pistola.
Le osserva non diversamente da come le ha sempre osservate.
Per l’ennesima volta, è tardi.
Per l’ennesima volta, lui si deve sbrigare.
Prende il suo panama.
Indossa i suoi occhiali.
Guarda l’orologio appeso al muro.
Prova a fare tardi diversamente.
Prova a sbrigarsi diversamente.
Per l’ennesima volta, non ci riesce.

Andrea Costanza

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