Vengo in pace e sono la pace

Photo by Alice Donovan Rouse on Unsplash

-Oggi ho proprio voglia di compiere una buona azione.
-Ma ne compi ogni giorno, di buone azioni.
-Mai accontentarsi. Oggi è un altro giorno. Oggi è una bellissima giornata.
-Questo è anche vero.
-Sono una persona buona. Me lo ripeti anche tu, per cortesia?
-Sei una persona buona.
-Bravo.
-Hai messo tutto nel borsone?
-Tutto. Tranquillo. Sai cosa?
-Cosa?
-Ho tanto amore da dare. Amo senza riserve.
-Lo so.
-Ed è giusto amare tutti. Bisogna amare tutti.
-Hai perfettamente ragione.
-E tu mi ami?
-Non sai quanto.

Si guarda allo specchietto retrovisore e parla.
Il caldo è atroce.
Il sole picchia forte.
Il manto stradale dà la sensazione di liquefarsi.
Su di esso ruote incandescenti e solitarie che procedono lente.
Girano a sinistra.
Poi a destra.
Poi ancora dritto per ottocento metri scarsi.
Si fermano davanti ad un’inferriata chiusa al traffico.
Il finestrino dell’auto s’abbassa.
Il finestrino del gabbiotto del guardiano, pure.
Un sorriso.
Due sorrisi.

-Buongiorno.
-Buongiorno. Posso entrare?
-Prima devi dirmi a chi appartieni.
-In che senso?
-Non ti conosco. Questo è un residence turistico e mi devi dire se appartieni a qualcuno dei condomini o se sei un esterno.
-Non capisco. Che significa esterno?
-L’esterno è chi non è proprietario né affittuario.
-Sono un esterno. Quindi?
-E quindi da esterno mi devi dire a chi appartieni. E’ chiaro il concetto?
-No. Non è chiaro.
-Mi sta pigh puu cul?
-No.
-Sei un parente? Un amico di uno dei condomini?
-Non appartengo a nessuno nel senso di quello che intendi tu. Io mi reputo un cittadino del mondo.
-Un cittadino del mondo? E ci è sta strunzat?
-Non lo è. Per te può esserlo. Non per me.
-Mi sa tanto che non puoi entrare.
-Non posso entrare?
-No.
-E’ ingiusto.
-Queste sono le direttive.
-Sono direttive che non mi trovano d’accordo.
-Sono le direttive di chi mi fa lavorare qua.
-Mi devi far entrare. Voglio entrare. Sento di dover entrare.
-Non hai capito un cazzo. Tu non entri.
-No, forse sei tu che non hai capito.
-Ma vedi se te ne vai, mo ti a dà na cos imbrond, mo.
-Sappi che ti voglio bene come ad un fratello. Vorrei tanto abbracciarti e farti capire che tu, come me, sei un cittadino del mondo e non ci devono essere barriere fra gli esseri umani. Gli esseri umani possono essere buoni. Devono esserlo. E io lo sono.
-Ah ah! Wuagliò, tin propr la cap sciroccat. Va va, vattin va.
-Vengo in pace e sono la pace.

Leggero sospiro.
Allunga il braccio e apre il cruscotto.
Lentamente.
Occhiali da sole.
Li indossa.
Guanti rossi.
Se li infila.
Apre il borsone, nascosto ai piedi del posto passeggero.
Lentamente.
Una Beretta calibro 9 con silenziatore.
La estrae.
La punta contro il guardiano.
Il guardiano non realizza e il guardiano muore.
Un buco dritto in testa.
Quello scende dalla macchina.
Lentamente.
Aziona un pulsante all’interno del gabbiotto del guardiano.
Un secondo pulsante.
Un terzo.
La transenna alla fine si apre.
Rientra in auto.
Prosegue.
Lentamente.
Nota la segnaletica del parcheggio con la freccia.
La segue.
Tira dritto.
Trova posto.
Spegne la macchina.
Scende dalla macchina.
Nasconde la pistola nella parte posteriore della cintura dei pantaloni.
Avanza portando con sé il suo borsone.
S’imbatte in un uomo che fuma una sigaretta.
Lo guarda cortesemente e lo saluta.

-Salve.
-Salve.
-Bella giornata.
-Caldo atroce.
-Eh sì.
-Pare che però domani piova. Speriamo.
-Così pare.
-Non l’ho mai vista da queste parti.
-Neanch’io a lei. E mi fa piacere.
-Cosa le fa piacere?
-Conoscerla.
-Beh… il piacere è mio. Ha comprato la villa di recente?
-No.
-E’ un nuovo affittuario?
-No.
-Allora è un amico, un parente dì…?

Quello sbuffa.

-No guardi, anche lei è fuoristrada. Per me sono tutti parenti. Tutti amici. Voglio bene a tutti. Non odio nemmeno chi odia. Io amo tutti. Tutti. Sento di appartenere ad una sola famiglia. Che è quella umana.
-Ah…
-Vengo in pace e sono la pace.

Tira fuori la pistola.
L’uomo che fuma non realizza e l’uomo che fuma muore.
Due colpi.
Il primo gli fende la guancia.
Il secondo gli apre in due il cranio.
Quello riprende la borsa dopo aver nascosto nuovamente la pistola.
Prosegue.
Viene attirato da una musica allegra e trasmessa a tutto volume.
Segue la scia di quella musica.
Lentamente.
Svolta sulla sinistra.
Nota un ingresso.
Vede una piscina e d’intorno un grande spiazzo.
Uomini.
Donne.
Anziani.
Ragazzi e ragazze.
Bimbi e bimbe.
Parlano.
Ridono.
Giocano.
Fanno il bagno.
Accanto all’ingresso della piscina, un bar.
Accanto al bar un altro spiazzo.
Accanto all’altro spiazzo, proseguendo verso destra, una salita.
E poi ville.
Tante ville.
Prosegue verso il bar.
Lentamente.
All’ingresso trova due anziani che leggono il giornale.
Poi il barista e la barista.
Li guarda.
Li saluta col sorriso e loro ricambiano.
Poi estrae la pistola.
I due anziani.
La barista e il barista.
Tutti loro non realizzano e tutti loro muoiono.
Esce dal bar un bambino che si gusta un ghiacciolo.
Guarda i cadaveri e poi guarda lui con la pistola tesa nella sua direzione.
Il bambino non realizza e il bambino muore.
Quello butta via la pistola scarica.
Apre il borsone.
Tira fuori due bombe a mano e due mitragliette UZI calibro 9.
Vede una porta nel bar che comunica con la piscina.
Attraversa il bar.
All’interno del bar sulla destra c’è una porta.
La porta del cesso.
Apre la porta del cesso e non trova nessuno.
Può proseguire.
Lentamente.
Apre la porta che dà alla piscina.
C’è chi parla.
Chi ride.
Chi gioca.
Chi balla.
Chi fa il bagno.
Loro non si accorgono di lui.
Il chiasso.
La musica ad alto volume.
Il caldo atroce.
Tutto è confuso.
Quello prende la prima bomba a mano.
Tira la levetta e lancia la bomba verso un gruppo di ragazzi e ragazze.

-Vengo in pace e sono la pace. Vi voglio bene, amici. Tanto bene.

Boato.
Cumuli di terra volano via e rimangono in aria.
Poi giù.
Volano via i ragazzi e le ragazze e i ragazzi e le ragazze muoiono.
Squartati.
Cadono giù.
Cadono braccia.
Cadono gambe.
Cadono tronchi.
Cadono teste e alcune rotolano.
Piove terra mista a sangue.
Mista a brandelli di carne.
Mista a materia celebrale.
Grida.
Urla strozzate.
Il chiasso.
La musica ad alto volume.
Il caldo atroce.
Il fuggi fuggi.
Il si salvi chi può.
Prende la seconda bomba a mano.
Tira la levetta e lancia la bomba a caso.
La terra deflagra e sputa ancora sangue.
Sputa ancora brandelli di carne.
Sputa ancora materia celebrale.
Mano sinistra.
Mano destra.
In simultanea.
Le cicale cantano.
I proiettili delle mitragliette sibilano.

-Vengo in pace e sono la pace. Io sono una persona buona. Tanto buona. Che s’interessa di politica. Che pensa ai poveri e ai diseredati. Penso a chi sta peggio di me. Penso a tutti.

Corpi che danzano.
Corpi che s’ammassano.
Corpi che strisciano.
Corpi che inciampano.
Corpi che cadono.
Corpi che supplicano.
Corpi che a vicenda si fanno scudo.
Corpi che realizzano e muoiono.
I grilletti rimangono premuti.
Ta ta ta taaaaa taaaa
Taaaa taa taaa taaa.
Taaa taaa taaa.
Quello si gira a destra e a sinistra.
Lentamente.
Spara.
Il sangue zampilla e cade.
Spara.
Il sangue zampilla e cade.
Nota un passeggino in lontananza.
Il passeggino non realizza e il passeggino viene crivellato.
Cade nel fiume di sangue nella cui piscina si spande.
Qualcuno si nasconde sott’acqua.
Quel qualcuno realizza e muore.

-Vengo in piace e sono la pace. L’altro giorno ho partecipato ad una cena sociale con gente buona come me. Eravamo tutti buoni. Dicevamo un sacco di cose belle e buone. Mi ha fatto sentire bene. Sento di pensare bene. Di fare bene. Di comportarmi bene. Di rappresentare il bene. Siamo tutti uniti. Siamo una cosa sola.

Un’anziana viva.
A terra.
Realizza e muore.
Un bambino piange.
Vuole la mamma e il papà.
Realizza e muore.
Una ragazza con la gamba slogata.
Non ce la fa a camminare.
Realizza e muore.
Un ragazzo con le budella di fuori.
Urla.
Si dimena.
Realizza e muore.
Un uomo obeso si nasconde nella siepe.
Realizza e muore.
Una bambina ha le convulsioni.
Bava dalla bocca.
Realizza e muore.

-Vengo in piace e sono la pace. Manifesto. Lotto. M’indigno e continuo a lottare. Devo continuare a farlo. Lotto affinché la famiglia, la mia famiglia, possa stare meglio. Siamo un’unica famiglia. Ed è quella umana. Siamo tutti fratelli e sorelle. Lo capite?

Alcuni sono riusciti a scappare.
Alcuni corrono verso la salita.
Altri corrono verso l’uscita.
Lacrime.
Sudore.
Sentono la morte addosso.
Quelli che tentano di salire cadono come foglie secche.
Realizzano e muoiono.
Quelli che tentano di uscire, pure.
Realizzano e muoiono.
Una donna raggiunge il parcheggio.
Raggiunge la sua macchina.
Cerca le chiavi.
Non trova le chiavi.
Le trova.
Mette in moto.
Parte.
Va a tutto gas.
Primo dosso.
Secondo dosso.
Terzo dosso.
La macchina è quasi fuori.
Quello mira alle gomme e le gomme della macchina bucano.
La macchina sbanda.
Si schianta al palo della luce.
Quello la raggiunge.
Lentamente.
La signora trema.
Non riesce a muoversi.
Ha le ossa fratturate.
La signora realizza e la signora muore.

Andrea Costanza

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