Quanto ci piace il Grande Fratello. Però a Triggiano non funziona

Poter spiare qualcuno è sempre interessante, soprattutto quando ne sta combinando una grossa. I programmi televisivi tanto in voga lo sanno e fondano il proprio appeal solo su questo. Consentono al pubblico curioso lo spionaggio in incognito.

La nostra Triggiano ha tutte le carte in regola per poter spiare chi vuole e quindi realizzare un Grande Fratello casalingo, paesano. Ma gli spettatori ci saranno?

Non sarà sfuggito ai più che ci sono telecamere disseminate ovunque, ne ho scoperta una addirittura in aperta campagna. Esattamente nella Lama.

Povera Lama, tanto difesa e tanto maltrattata.

Squadre avverse pronte a contendersi quel pezzo di natura una volta incontaminato e nostro fiore all’occhiello. Gli pseudo curatori / estimatori da una parte e gli sporcaccioni dall’altra. Per anni ha dovuto subire lo sfregio perpetrato dagli sporcaccioni che nel canale hanno scaricato ogni sorta di immondizia mentre i vigili urbani tentavano di beccarli attraverso blitz e analisi della scena del crimine. Niente da fare, non c’è stato verso, si è provato anche con lezioni di educazione civica. Gli sporcaccioni onnipresenti avevano la meglio. Ma adesso basta, la telecamera, quella che ho beccato sulla lama, ha portato in vantaggio l’amministrazione. Niente più rifiuti nel canale della lama. Almeno quello è salvo. Adesso i rifiuti li troviamo sparsi per i campi, equamente distribuiti, nei posti lontani dal raggio di azione dell’occhio “vigile”.

Vabbè siamo in campagna. Gli sporcaccioni sono duri a morire si sa. Ma vediamo cosa accade in paese.

Purtroppo, forse anche peggio.

Le pagine social non fanno sconti e a volte sono bastarde. Mentre un giorno inneggiano e si riempiono di “Like” per l’amministrazione “operativa” il giorno seguente denunciano le malefatte e richiamano la stessa amministrazione a porre rimedio. I disillusi a volte si fanno sentire.

Notizie di questi giorni.

Il Parco dei Caduti Di Nassiryia, quello dove si trova la giostra “Bimbiland” per capirci, devastato e depauperato quotidianamente. Pensate, la giostra in meno di due anni è stata quasi distrutta e un cittadino ha anche denunciato e documentato danni ad un albero, addirittura spezzato. Il Parco dei Caduti di Nassyria è sorvegliato da ben 2 videocamere. Il parco dei diritti dei bambini subisce la rottura del cancello e atti vandalici di ogni tipo. Non cambia la situazione per gli altri parchi presenti nel paese. A proposito ma Triggiano quanti parchi ha? Sento dire che si stia pensando di costruirne ancora altri.

Tutti a prendersela con la maleducazione dilagante, unica colpevole di quanto accade. Ma se l’educazione manca e manca pure il controllo e la punizione la frittata è fatta. Questo penso io.

Ma dai, i danni si riparano. Non avete notato che proprio per il parco dei diritti dei bambini il solerte assessore mette tutti a tacere con la sua risposta? Malpensanti e denigratori dell’amministrazione “operativa” che non siete altro. Leggeteli tutti i commenti, non fermatevi a quelli delle malelingue. L’assessore ha risposto “Ieri segnalato e oggi riparato.” Ve l’ho detto, abbiamo un’amministrazione “operativa”. Più veloce di così.

Ma la domanda nasce spontanea. Se abbiamo montato tutto questo set cinematografico per girare il nostro Grande Fratello paesano come mai non becchiamo mai quelli che procurano i danni? Sì, è vero, i danni si riparano, ma alla fine chi paga? È possibile che nella cabina di regia, il comando dei Vigili urbani, non ci sia nessuno appassionato del Grande Fratello pronto a fare lo spione?

In questo caso spiare qualcuno sarebbe utile e ci farebbe risparmiare anche un po’ di soldini pubblici.

Allora se non si trova un appassionato tra i preposti al controllo sappiate che di appassionati del Grande Fratello ce ne sono tanti in giro. Assoldiamone uno che di sicuro non si perderebbe nemmeno un frame della diretta e forse qualche sporcaccione e qualche vandalo lo becchiamo.

Tanto per dare un senso a tutto l’impianto di sorveglianza che è stato allestito.

Max

Sabato notturno di un cinico andante

Photo by Yosh Ginsu on Unsplash

Di solito impiego il sabato sera a non far nulla. Stesso discorso, o quasi, vale per le altre serate della settimana. Capita di guardare le partite in tv, che non alleviano la noia ma la rendono quantomeno digeribile, almeno per quanto mi riguarda. Capita di giocare a dama col mio cane Ziza. Capita di leggere un libro. Capita di vedere un film o di assistere dal balcone di casa ad incontri di lotta greco-romana fra gatti incazzati. Capita di uscire per fatti miei. Vado in qualche pub giusto per bermi un paio di birre. E la serata passa. Spesso in quei posti m’imbatto nella tipa che si crede Ava Gardner. Capita che abbia un bel culo. Capita che abbia un bel davanzale. Capita che abbia delle belle cosce con relativa mini. Siccome è conscia della sua bellezza, vuole che le si alzi la coda. Vuole giocare e il suo obiettivo, il suo bisogno è quello di portarti dalla parte della domanda. Vuole sentirsi come un succulento piatto di costata di manzo e sa che il maschietto ne brama il sapore fino al punto da supplicare, arrivando a perdere la sua dignità, un morsicino. Lei, che è la vanità incarnata, lo sa. Ed Eva, non Ava, quella per intenderci della Genesi, la lasciva e la tentatrice, gode. Sicché, soprattutto se le piaci, più non stai al suo gioco e più s’avvicina. Sfotte. Strizza l’occhio. Si prende la sua bella fetta di confidenza. Tira il sasso e nasconde la mano. Fa la civetta. E io ogni volta, aspettando i miei amatissimi anelli fritti di cipolla, le do corda rompendomi un po’ i coglioni. Poi finalmente arrivano, gli anelli, e le chiedo gentilmente di farsi da parte. Cala il sipario. Adieu.

Sabato scorso avrei dovuto e voluto, ancora una volta, starmene a casa. Mi trovo in ammollo nella mia vasca da bagno e penso a cosa devo mangiare per cena, aspettando poi fuori sul balcone le consuete mazzate feline. Se ce ne fosse la possibilità, punterei 20 euro su quello nero cicciotto, il panterino. Vince quasi sempre lui.

Ad un certo punto il cellulare squilla. Rispondo.

-Pronto?
-Attilio! Carissimo! Come stai?
-Chi è?
-Sono il tuo caro amico Francesco! Come stai?
-Che vuoi?
-Che cosa devi fare stasera?
-Nulla.
-Oggi è sabato. Si esce. Non esci?
-No.
-Che stai a fare a casa?
-E tu stai così messo male per chiamare me?
-Usciamo come i vecchi tempi, dai!
-Tradotto: ho mollato gli amici nello sgabuzzino dato che avevo la fidanzatina a portata di mano e d’uccello, poi il giocattolino s’è rotto e ora li ritiro fuori perché sto vedendo il fondo del barile.
-Guarda che…
-Non più di un’oretta. Poi vado a dormire.
-Va bene…

Mi passa a prendere. Sono le 20 e 30. Viene con me anche Ziza, il mio cane.

-Come hai fatto a sapere che mi son lasciato con Cinzia?
-Perché lo so. Ho una vaga idea di come sia fatto l’essere umano.
-E com’è fatto?
-Non te lo dico.
-Perché?
-Perché ti rovineresti la serata.

Imbocchiamo la tangenziale per andare a Bari. Le luci artificiali riflettono un mondo pieno di pazzi che vanno e vengono. Danno di gas. Sgommano. Imprecano. Sudano con le loro facce cattive che a guardarle mi viene l’ansia. Vedo che la luna ci guarda e quando può si copre i suoi occhi usufruendo delle nuvole, le nuvole vanno e vengono come questi qui, però a differenza loro sono belle a vedersi, procurano un senso di calma e di quiete e tu non puoi fare a meno di ammirarle. Poi abbassi lo sguardo e capita che al guidatore venga il moccio al naso. Oddio. E’ lì lì per piangere.

-Non ce la faccio senza di lei.
-Fattene una ragione.
-Mi sento solo.
-Tutti lo sono.
-Cosa?
-Soli.
-E tu che cosa fai per sentirti meno solo?
-Nulla. Di sicuro non rompo le palle alla gente per uscire il sabato sera. Poi a Bari. Che c’è a Bari di interessante?
-Il Ciringuito. Piazza Ferrarese. Corso Vittorio Emanuele. Via Sparano. Lì c’è gente.
-Le folle! Le calche! Il casino! Torna indietro! Immediatamente!

E quello scoppia a piangere.

-Devi andare avanti, cazzo.
-Mi hai detto di tornare indietro!
-Nel senso della metafora.
-Ah.
-E non piangere così. Non fare la femminuccia. Pulisciti il naso. Sembri mio nipote.

Mi arriva da dietro una zampata. E’ Ziza. Ha uno sguardo inquisitorio.

-Che c’è?
-Sii più umano.
-Umano… parolone. Ci sto provando.

Sbuffo. M’accendo una sigaretta e guardo di nuovo la luna.

Attilio

(Andrea C.)

Bologna una bella figa? Non lo è del tutto

Ora, Bologna, agli occhi di chi non la conosce e invece ne ha sentito parlare e l’ha vista attraverso la tv, appare come una modella molto attraente, insomma, esteriormente sembra bellissima.

Si dice che sia la culla della cultura italiana, che come già detto vi risieda una delle università più rinomate d’Europa, e che offra immense possibilità, perché ricca di stimolanti punti di ritrovo, e colma e piena zeppa di cinema e teatri…

Ora, ciò è vero, non posso smentirlo. Ma, come avviene spesso con una bellissima modella, se avete avuto la fortuna di giacere piacevolmente con lei, saprete anche che, dopo l’allettamento, l’immediato, opulente piacere, si avverte di contraltare un’istantanea sensazione di nausea e poi, forse, si scopre che quella bellezza con cui abbiamo amoreggiato non è la persona con cui vorremmo passare il resto della nostra vita. Perché, a livello epidermico, istintivo, in una parola superficiale, ci ha invogliato a goderla, ma col passare del tempo apprendiamo che quella bellezza, a ben vedere, non ci dona e non può donarci, se non estrinsecamente, vero appagamento. E ci sentiamo svuotati, un po’ sballottati e persi.

Si dice che Bologna sia una grande città. Grande città, attenzione, non città grande. Perché grande, demograficamente, non lo è, e a stento si avvicina ai 400 mila abitanti. Certo, assieme a Torino, Genova e Milano, è la città più popolata del centro-nord Italia ma è ben lontana dall’essere quella che si potrebbe definire una metropoli. E infatti non c’è la metropolitana, eh eh. Volevano metterla su, ma hanno capito giustamente che non ne valeva la pena. Bologna è un paesone, come si suol dire e, a eccezione del centro storico, architettonicamente attrattivo e seducente appunto come una modella sexy, non si differenzia urbanisticamente da tanti paesi e paesini dell’Emilia-Romagna. Se vi allontanerete infatti dal centro, noterete bene che ci sono caseggiati e palazzoni sgraziati, costruiti e innalzati senza un vero e proprio piano regolatore e alcuni scorci, sì, sono indubbiamente pittoreschi ma assomigliano a delle macchie à pois che, in verità, stonano col resto dell’“arredamento stilistico”, sono un pugno in un occhio per come mostruosamente si distanziano dalla sobria, medioevale ed elegante, misurata, allineata “rigorosità” del Centro.

Appena entri nelle periferie assisti a spettacoli osceni di urbanistica. Vedi un palazzo giallo sfumatamente acrilico e poi, sotto, che ne so, un’osteria rustica tutta colorata frequentata dalla gente più strana. Ci sono gallerie, cavalcavia e ponticelli di cemento armato rigidissimo che squarciano brutalmente la suggestiva vegetazione. Qui, il cosiddetto progresso cittadino è lo specchio della volgarità “moderna” dei nostri tempi.

Avrò modo di “fotografarvi” Bologna anche nei suoi angoli più bui. E vi stupirete quando vedrete delle immagini che non avreste mai immaginato di vedere.

Sì, tutti ad esempio vogliono andare a vivere a New York, perché l’hanno vista magnificata nei film di Hollywood, o sognano Manhattan perché l’hanno adorata nei film di Woody Allen. Poi, scoprono che ci sono anche il Bronx e Harlem, e non sono più tanto sicuri di andarci a vivere.

Stefano Falotico

Vuoi aderire al Caffè Scorretto? E vieni

Questa caffetteria è partita da poco più di una settimana con i suoi caffè. Scorretti. Graditi o meno, questo lo potete decidere solo voi.

Caffè, questi, sotto forma di riflessioni e pensieri che provano a graffiare, con senso del limite e dell’umiltà, nell’oceano sterminato della rete, la cute del senso comune di cui è infarcita la nostra quotidianità. Banale e prosaica dal momento che banali e prosaici, sotto sotto o sopra sopra, lo sono un po’ tutti. Compreso chi vi scrive.

Ora. Qui si prova a scrivere. Su ciò che accade nella comunità in cui si vive. Su ciò che accade nella nostra testolina avanzando riflessioni sull’universo mondo. Scrivere, perché no, storie belle o brutte o vere o inventate. Scrivere anche di cazzate, non esagerando nella loro quantità.

Tu, visitatore, visitatrice: vuoi scrivere? Vuoi inviare i tuoi scritti? Vuoi aderire al Caffè Scorretto?

Inviaci un messaggio. Qui.

Andrea Costanza

Triggianesi vigliacchi e pecoroni

7.00 di mattina. I triggianesi sono pochi in giro, pertanto l’aria rimane salubre. Ne approfitto per fare la mia consueta passeggiatina col mio cane Ziza. Per inciso: lui è fondamentalmente stitico e io so bene come bisogna comportarsi per farlo cacare. Bisogna stimolarlo. In quest’occasione mi son chiesto: perché non parlargli della consueta, ancestrale, atavica, irredimibile vigliaccheria dei triggianesi?

-Ziza
-Dimmi.
-Pare che il nostro articolo su Triggiano in corsa abbia avuto un sacco di visite sul “Caffè Scorretto”. Anche quello sul Dogland, scritto da Andrea, è andato discretamente.
-Mi fa piacere.
-Molti, anche per interposta persona, si sono complimentati. Concordano nel merito. Però lo fanno solo privatamente. Non si espongono. Non condividono sui social. Non commentano. Non scrivono…
-Come mai?
-Perché hanno paura.
-Di che cosa hanno paura?
-Di aver paura.

Al che si ferma, Ziza. Poi mi guarda. La sua espressione è tutto un programma. Il suo muso assume la forma del punto interrogativo.

-Spiegati meglio.
-Devi capire, Ziza, che questa gente vive nella paura non da ora ma da sempre. Non è mai riuscita a fare i conti con questo morbo, la paura della paura intendo, dal momento che non ha voluto saperne di reciderlo attraverso il conseguimento di una propria coscienza morale. La quale non si acquisisce per natura bensì la si può e la si deve erigere solo col tempo, pian piano, con pazienza, come nel caso di una pianta che per crescere ha bisogno di tanta acqua. L’acqua è la cultura e di questa cultura però non si è mai vista traccia, complice la presenza di un substrato ultra secolare zeppo di riti e credenze pseudo-religiose di cui l’apparato clericale, dal potere spropositato, che qui specie nel Mezzogiorno ha fatto sempre il buono e il cattivo tempo, molto spesso corrotto e senza scrupoli, ne ha sempre preteso l’obbedienza acritica da parte delle masse diseredate, da coloro che non sapevano leggere né scrivere e a cui si suggeriva di attendere la felicità e la giustizia nell’aldilà e non di costruirla, con fatica, con dedizione, nell’aldiqua dotandosi, e ritorniamo a bomba, di una sentita e sincera coscienza morale da affiancare magari ad un’altrettanta sentita e sincera coscienza religiosa. Per dirtene una: fino a poco tempo fa in una qualsivoglia chiesa si celebrava messa in latino. Peccato che nessuno lo sapesse, il latino. E tu vedevi questo gregge ripetere in modo mnemonico le parole del prete senza che nessuno capisse niente. Capisci? Ecco il motivo per cui l’atto stesso di avanzare apertamente critiche viene visto ancora oggi con sospetto e in malo modo, abituati come siamo, per via della nostra millenaria e schifosissima forma mentis, a rapportarci con naturalezza all’ignoranza e ai servi encomi e agli slurp slurp. A fronte di ciò, con l’avanzare dei secoli, le classi dirigenti di turno attraverso la corruzione e la prepotenza e la furberia, coperti dal velo della rispettabilità, si son fatti sempre beffa di quelli, ovvero dei poveracci e dei miserabili che, non migliori dei loro carnefici, morivano di fatica sui campi sperando di rimediare le solite bricioline leccando a sinistra, a destra, al centro, insomma dappertutto. Ancora oggi gli eredi di quella storia, ovvero noi tutti, continuano ad imboccare la strada più semplice ripiegando sempre sulla solita condotta del cazzo. Corroborata dalla furbizia. Dal sotterfugio. Dall’inganno. Dalla delazione. All’interno di una realtà, questa, dove tutti conoscono tutti, dove tutti conoscono i fatti di tutti, per giunta intrisa di relazioni clientelari e di scambi di favori, in perenne balia dell’immobilità e, appunto, della paura… Guarda lì.
-Dove?
-Lì ad esempio c’è un animaletto. Lo vedi?
-No…
-Guarda meglio…
-Sì sì! Ora lo vedo.
-Bene. E come lo vedi?
-Lo vedo piccolo.
-Piccolo, esatto.
-E poi?
-Striscia…
-Bravo. Striscia. Tu ne hai per caso paura?
-No. Perché dovrei?
-E invece ai triggianesi ne incuterebbe, di paura. E pure molta.
-Strano.
-Anche laddove è ingiustificata, hanno paura. Paura. Paura comunque. Loro vedono il vermicello da lontano, magari ne parlano male dicendo un sacco di brutte cose sul suo conto, sempre però a debita distanza affinché l’animaletto non senta. E anziché andargli incontro parlandoci e discutendoci, che fanno secondo te?
-Dimmelo tu.
-O si nascondono oppure sviano il percorso e continuano per la loro strada avendone sempre paura.
-Verrà un giorno in cui non avranno più paura?

Non gli rispondo. Lui intanto comincia a cacare. Accontentiamoci.

Attilio

La cultura della pagnotta. Con mortazza

Bologna è celeberrima non solo per la mortadella, ma anche per avere una delle Università più antiche del mondo. Alcuni addirittura sostengono che sia quella più vecchia d’Europa. Ma ciò non è mai stato accertato, e questa falsa certezza è più che altro un vanto dei bolognesi, ché sono estremamente fieri di essere figli della patria della cultura… della pagnotta. Con mortazza, appunto. La cultura, a mio avviso, non si misura dai titoli di studio ma, indubbiamente, essere universitari ed essere laureati è un biglietto di visita in questo mondo di maschere, inganni e “legalizzazioni” che attestano la presunta validità di una persona sulla fallace, pressapochistica scala sociale “meritocratica”.

Prima delle università, ci sono le scuole superiori. Di solito, avviene quasi sempre così, si sceglie il tipo di scuola superiore da frequentare a misura, a immagine e somiglianza delle proprie attitudini, delle proprie innate o maturate propensioni. E, secondo me, è quasi sempre invece prematuro, quando si è appena imberbi, sapere con esattezza quali siano gli studi più pertinenti, attinenti alle nostre peculiarità. Tutte ancora acerbe e da sviluppare più veristicamente solo dopo aver esperito davvero ed essersi confrontati con una vita più adulta, su, sì, si è ancora troppo inesperti per poter conoscere noi stessi e il nostro scolastico percorso. Ma lasciate stare i miei vaneggiamenti.

Fatto sta che chi si sente portato per studi letterari fa il Ginnasio, quindi il Classico, chi ha una mente matematica, razionale, fa lo Scientifico, chi ama l’architettura, consuetamente, si “specializza” prima come geometra, chi vuol sistemarsi presto fa Ragioneria. Un tempo almeno succedeva questo. Adesso, con un diploma di Ragioneria, vai a pulire le scale dell’ippodromo. Insomma, i parametri di scelta si attengono a questi stereotipi. Sì, perché altro non sono che squallidi stereotipi. E non tutti i ragionieri sono come Fantozzi, sebbene riconosca che l’animo umano, per sua natura di conservazione, ami spesso anche controvoglia dimostrarsi fin troppo servile per procacciarsi, potremmo dire, favori, “voti di utilità”, raccomandazioni e promozioni. Cioè, s’imbocca la strada della leccata di culo al padrone per illudersi di avere una vita più appagante. Questo lo fanno in molti.

Licei scientifici: ci sono il Copernico, il Sabin e il Righi, un palazzone di forma rotonda fatiscente e scalcinata che trasmette il desiderio immediato di andare a vivere sulla Luna o su Marte in cerca di territori astronomici e “psico-fisici” migliori da esplorare, lontani dal degrado urbano della finta, avveniristica modernità.

Quindi, ci sono i classici. Il Galvani, il Minghetti, ed ecco che in mezzo spunta l’istituto per geometri “trigonometrici” delle loro menti al quadrato ma forse non ancora perfettamente allineate e appunto inquadrate. C’è anche il Crescenzi Pacinotti. Poi ci sono le scuole di ragioneria, anche se dicono che chi è un ragioniere non ragioni umanisticamente benissimo. E non capisce certi ragionamenti. Avranno ragione dunque a essere calcolatori con la calcolatrice, questi ragionieri che, frustrati, spesso sragionano, perdono il conto, anche al ristorante, e danno i numeri?

Quindi i professionali, tanto professionali che i loro studenti non diverranno mai professori ma, come tutti, tranne i barboni e i pensionati, svolgeranno una professione. Tu invece che professi? Ah, capisco, sei un profeta. Ci sono anche i privatisti ma ci son molte proprietà private a Bologna in cui i vicini non rispettano mai la privacy nonostante siano degli statali.

Buoni studi a tutti, e sappiate: non si finisce mai d’imparare, anche quando nasci imparato, come si suol dire. Perché di bocciature ne prenderai sempre. Anche se sei capo dello Stato e ti fregi del tuo status symbol.

Stefano Falotico

Occhio all’Islam radicale e ai finti buoni

Notizia di oggi. Un ragazzo del Gambia, 21 anni, che peraltro aveva chiesto asilo politico, è stato arrestato a Napoli il 20 aprile scorso perché era in procinto di commettere un atto terroristico di matrice islamica. Qui, in Italia. La polizia ha trovato un suo video nel quale giurava fedeltà all’Isis. Ormai casi del genere traboccano. A fine marzo un giovane italiano (italiano!) di origini marocchine è stato arrestato a Torino per lo stesso motivo. A Cuneo un altro italo-marocchino (italo!) è finito dentro e a Trieste un tipaccio italo-algerino (italo!) è stato beccato mentre reclutava su internet persone affascinate dal jihadismo, per poi indottrinarle attraverso comunicati e materiale video. A Foggia si è scoperta una moschea clandestina dove bambini e bambine venivano instradati alla barbarie, ai quali veniva promesso “il paradiso” in cambio della lotta contro i miscredenti. Cioè noi. In Europa e in Italia continuiamo a sottovalutare un pericolo spacciato per sciocchezzuola. Ovvero l’Islam intollerante e fondamentalista. Tale minaccia è ancora più pressante se messa in correlazione col fenomeno dell’immigrazione incontrollata, mediante la quale nel territorio italiano e dunque europeo entrano anche un bel gruppetto di malintenzionati. Persino il ministro dell’interno, Marco Minniti, in un evento pubblico di quasi un annetto fa ha ammesso tale rischio dopo averlo negato per tanto tempo.

E la sinistra che fa? Dorme. Ad andar bene, sminuisce. Crede che gli esaltati, e i potenziali tali, vadano rabboniti facendoli sentire a proprio agio, trasmigrando qui la loro cultura senza colpo ferire. Col rischio che gli autoctoni si sentano come forestieri in casa loro e viceversa gli ospiti facciano il buono e il cattivo tempo infiascandosene di quali sono le regole del vivere civile e comune. Anzi, già che stiamo, pensiamo anche di regalar loro a mo’ di carta fedeltà, in voga negli ipermercati, la cittadinanza italiana attraverso lo ius soli. Obiettivo: riempire la stiva italica di potenziali creature immonde e pericolose, ovvero di indottrinati islamisti e di aspiranti tali. Per non parlare del rischio di ritrovarci in futuro, che già si è fatto presente secondo le cronache, italiani di seconda e terza generazione introdotti sin da piccini al fondamentalismo. Costoro molto presto possono renderci la vita un inferno inquinando ancor di più il tessuto sociale e minacciando l’incolumità dei concittadini.

Poche settimane fa in Francia 100 intellettuali di varia estrazione culturale hanno pubblicato un appello sul quotidiano le Figaro sotto forma di grido esasperato. “Contre le separatisme islamiste”, contro il separatismo islamista, cita il titolo. Eccone uno stralcio: “Il nuovo separatismo avanza sotto mentite spoglie. Vuole apparire benigno ma in realtà è l’arma di conquista politica e culturale dell’islamismo. L’islamismo vuole la separazione perché rifiuta gli altri, compresi i musulmani che non condividono le sue idee. L’islamismo detesta la sovranità democratica perché questa gli nega ogni legittimità. L’islamismo si sente umiliato quando non domina”. Andatevelo a leggere per intero sul sito di “Micromega”. Quasi nessuno ne ha parlato.

La verità è che il multiculturalismo si sta rivelando in Europa una chimera. Un’illusione. Inutile negarlo: nel territorio europeo ci sono persone che, sposando una religione, in questo caso l’Islam, intendono trincerarsi nel rispettivo ghetto per poi fregarsene delle più elementari regole di convivenza civile poiché queste, ovvero le nostre, non assecondano le loro, quelle del Corano, le uniche ad essere accettate. Assurdo. Ciò perché hanno ancora un’idea teocratica e non secolarizzata del mondo, in cui le leggi e il potere politico e costumi di un popolo devono sottostare ai desiderata di un Dio. Nel medioevo anche qui in Occidente era così. La religione cristiana pretendeva di controllare e dettar legge sull’intero scibile umano. Solo che noi col tempo abbiamo saputo, con l’avvento dell’illuminismo, distinguere quello che va compreso nella sfera religiosa differenziandolo e separandolo con le regole, belle o brutte, proprie dello stato di diritto. Il mondo islamico non ci è ancora arrivato. Quindi, occhio.

Andrea Costanza